Capitale modello green e la Garbatella numero uno

Un caro amico e architetto di fama internazionale come Stefano Boeri ha affrontato sulle pagine de la Repubblica alcune riflessione sulle sfide future della nostra città che voglio condividere con voi. Una sfida assieme sociale, urbanistica, ambientale con l’orizzonte lungo di un nuovo modello di sviluppo.
Il piacere è arricchito dal riferimento a Garbatella come modello nella valorizzazione dello spazio pubblico e ambientale.
Immersi nelle pieghe di una battaglia quotidiana per curare le tante difficoltà della nostra città, abbiamo anche l’occasione di trovare attorno a noi le coordinate migliori per immaginare un nuovo futuro di Roma, con l’esempio di Garbatella ma non solo, di straordinari angoli di questa città che possono ancora raccontare una nuova storia.
Qui il testo dell’intervista da La Repubblica (l’immagine è una foto di repertorio)
Intervista a Stefano Boeri – Boeri: “Capitale modello green e la Garbatella numero uno”
Stefano Boeri “Roma città verde modello per l`Europa”
L’intervista per la giornata del verde Boeri: “Capitale modello green e la Garbatella numero uno” «Roma? Può sembrare paradossale, ma è un modello per il futuro delle metropoli. Certo, è sregolata, caotica, complessa. Ma ha boschi e campi agricoli che oggi, in un momento di sofferenza per le città dense, sono una grande risorsa». Stefano Boeri è l’autore del Bosco verticale milanese, paria di una Roma modello e, definisce Garbatella la più bella idea di periferia mai realizzata.
di Simona Casalini
«Roma? Può sembrare paradossale, ma è un modello per il futuro delle metropoli.Certo, è sregolata, caotica, complessa, ma le grandi città sono inevitabilmente degli arcipelaghi, capaci di inglobare paesaggi e periodi diversi della storia: boschi, campi agricoli, monumenti, pastorizia, quartieri di ogni epoca. Roma lo ha fatto in un territorio amplissimo e questa, oggi, in un momento di sofferenza per le città dense, è una grande risorsa».
L’architetto Stefano Boeri è l’autore del Bosco verticale milanese, il grattacielo tappezzato di alberi e cespugli, titolato con tanti premi internazionali ed entrato a far parte dei 50 grattacieli più iconici del mondo. Nel giorno in cui si celebra la giornata degli alberi parla dei suoi amici verdi, di una Roma modello e, ancor più dentro, in un’intervista a Piazza pulita, ha definito Garbatella la più bella idea di periferia mai realizzata. Boeri sta costruendo edifici come il suo Bosco ma più low cost, dall’Olanda alla Cina, a Prato sta avviando una rigenerazione urbana su tre aree coperte di cemento ma non ha mai avuto contatti con l’amministrazione romana.
Aveva detto “piantare alberi aiuta la democrazia” ma era prima del Covìd.
Ora cosa direbbe?
«Lo stesso, di più. Il verde riduce il calore delle città, assorbe la Co’2, aumenta la biodiversità delle specie viventi ed è una grande garanzia di salute per i polmoni minacciati dal covid 19. Inoltre, un recente studio in Finlandia su bambini che giocavano in uno spazio con la ghiaia e un altro gruppo in un ambiente alberato, ha mostrato come i secondi abbiano maturato difese immunitarie assai più forti. Mettere a dimora alberi è l’arma più economica, efficace, coinvolgente – perché ottimista e positiva – per combattere il cambiamento climatico e aiutare la nostra salute».
Perché il verde è diventato il tracciato maestro dei suoi progetti?
«Ne abbiamo bisogno, oggi più che mai. Per la vita e la salute stessa della nostra specie, anche solo e semplicemente perché assorbono le polveri sottili che indeboliscono i nostri polmoni». È singolare, da milanese, questo suoamore dichiarato per Roma e, ancor più, per un quartiere fascinoso ma discosto come Garbatella… «Quando vengo a Roma ci vado spesso a fare un giro, a studiare il rapporto calibrato tra edifici e spazi verdi. E in più, è un quartiere inclusivo che ha saputo accogliere nel tempo vite diverse; nato per ospitare gli abitanti spostati dal centro per gli sventramenti fascisti, ha poi accolto gli antifascisti che tornavano dall’esilio, e in tempi recenti una università.- c’è una varietà di culture, c’è ancora l’idea del valore degli spazi comuni, pochi luoghi al mondo hanno la sua; la uso spesso come modello esemplare di periferia storica».
Lei si voleva candidare sindaco di Milano e qui a Roma a breve ci saranno le elezioni. Da dove un neo sindaco dovrebbe cominciare?
«Non ho una conoscenza precisa della città, ma certo sembra esserci una richiesta di migliori servizi al cittadino e cura del verde. Ma per capire le priorità di una città così ricca e complessa ci devi vivere. Di certo riprenderei un’iniziativa di qualche amministrazione fa, quella di piantare un albero ogni bambino nato. O, ancora meglio, progettare di piantare 4 milioni e mezzo di alberi, uno per ogni abitante della metropoli, sarebbe un segno straordinario».
Roma è piena di uffici che si stanno svuotando e difficilmente torneranno a vivere. Funzionerebbe qui la sua idea di trasformarli in case a basso prezzo soprattutto per giovani?
«Certamente sì. Ci sono già uffici abbandonati e sempre più ce ne saranno. Bisognerebbe convenirli in residenze sociali anche per le migliaia di studenti universitari che vengono a Roma a studiare».
Come fa a non cadere un albero sul terrazzo a 100 metri d’altezza con venti fortissimi? Lo spieghi bene perché a Roma gli alberi, interi, cadono in strada come foglie.
«Il tema è spesso legato alle radici, che sono il basamento di queste strutture vitali. Vanno protette, aiutate. Nel Bosco verticale per prima cosa ci prendiamo cura delle radici. Se vengono tagliate, soffocate, tutto l’albero diventa più fragile. E poi c’è bisogno di manutenzione, senza potarli in maniera eccessiva ma neanche abbandonandoli»-.
Com’è il suo mondo visto attraverso i rami degli alberi, tipo barone rampante?
«È un mondo urbano bellissimo, dove si riscopre un rapporto diverso e equilibrato con la natura vivente di cui, ce lo ha drammaticamente dimostrato anche questo dannato vims, in fondo facciamo parte».