Per la Pace in Medioriente, fermiamo ora Erdogan!

Per la Pace in Medioriente, fermiamo ora Erdogan!

7 ottobre 2019 News 0

Per la Pace in Medioriente, fermiamo ora Erdogan!

Si è appena conclusa la Conferenza internazionale sul Confederalismo democratico – sostenuta e patrocinata dal Municipio che presiedo – ed è già il momento di lanciare un appello affinché la diplomazia internazionale lavori alla pace in Medioriente.

La Turchia, infatti, prepara l’invasione armata del nord della Siria con il benestare degli Stati Uniti. In tal modo colpiranno le sorelle e i fratelli curdi, quegli alleati strategici dell’Occidente e dei popoli liberi nella drammatica battaglia contro ISIS.

Di questi anni, conserviamo le immagini terribili degli attentati terroristici in Europa e nel mondo intero e ancora del conflitto in Siria: persecuzioni, profughi, esodi di massa dalla zona del conflitto. Conserviamo con maggior determinazione la testimonianza di coraggio straordinario che il popolo curdo della Rojava, la Siria del nord, ha dimostrato nel combattere sul campo il terrorismo islamico, costruendo le basi per una società democratica e inclusiva. Abbiamo un debito di riconoscenza alla loro Resistenza: la diplomazia italiana non può non vedere in questa invasione turca il segno di una nuova tragedia politica e umanitaria.

Il cinismo di Trump e dei suoi complici Erdogan, Assad e Putin lascia soli gli ex-alleati curdi di fronte a una sfida senza prova d’appello: l’Italia e l’Unione Europea devono prendere posizione per riconoscere l’urgenza di un tavolo di pace a cui partecipino tutti gli attori del quadrante.

La solidarietà internazionale ha oggi un compito ancora più grande: mettersi nuovamente in marcia. In questi giorni, da Roma, abbiamo lanciato un messaggio di pace e speranza a cui, da ogni latitudine del mondo, sono accorsi contributi e partecipazione. Adesso è il tempo della politica e dell’azione.

Mettiamoci in moto, dalle piazze d’Italia al resto del mondo: chiediamo pace in Siria e in Medioriente. Ne va del nostro futuro, di quello che accadrà nel Mediterraneo, di quello che accadrà nelle nostre città, di quello che la democrazia può ancora oggi di fronte alle dittature. Ne va del nostro desiderio di un mondo più giusto.

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